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La Prima Guerra Mondiale fu regolata da un sistema di alleanze che stabilivano le varie disposizioni in merito agli interessi imperiali ed agli schieramenti delle potenze europee stabilendo un complesso sistemo di alleanze che regolava il quadro generale dei rapporti tra le potenze prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Tra l’uscita di scena di Bishmark, nel 1890, e la Grande Guerra, furono molti i cambiamenti politici a livello mondiale. Alla Triplice Alleanza si affiancano o si contrappongono molteplici trattati bilaterali generati. Le cause, tutte contingenti, furono prevalentemente mirate a “regolare i reciproci interessi” nella logica del “grande gioco” della scacchiera mondiale. Ecco un breve schema. L’accordo tra Russia ed Inghilterra rappresentò la diretta conseguenza della crisi marocchina. L’Intesa tra Londra e San Pietroburgo si accordò con la Cordiale Intesa, definendo il patto passato alla storia come la Triplice Intesa. In realtà, tale accordo non fu stipulato congiuntamente tra i tre contraenti, ma rappresentò la risultante dei seguenti tre accordi bilaterali. Il primo accordo riguardava solo l’Europa, ed era fondamentalmente in funzione difensiva nei confronti degli attacchi tedeschi. Gli altri due, invece, riguardano gli interessi imperiali in Africa e in Asia. In tale quadro generale della Prima Guerra Mondiale compaiono altre potenze nuove ed emergenti coinvolte nel gioco di spartizione dell’Asia e dell’ Africa. L’Italia, con la conquista della Libia, territorio dell’Impero Ottomano, nel 1912 di fronte all’imprevista resistenza libico-turca, decise di portare la guerra al cuore dell’Impero Ottomano. La sconfitta della Turchia mise in movimento le nazionalità balcaniche, con la conseguenza di indurre un nuovo attivismo nei Balcani, da parte della Russia e dell’Austria. La conquista della Libia disegnò le linee di sviluppo dell’imperialismo italiano inserendo un'altro tassello nel quadro generale della Prima Guerra Mondiale. Con il Patto di Londra del 1915, che impegnava l’Italia ad entrare in guerra a fianco della Triplice Intesa, in caso di vittoria le ricompense previste dovevano di due ordini di interesse: Il Giappone, dal 1894, intraprese una guerra ai danni dell’Impero cinese, partendo dalla penisola della Corea. La debolezza dell’Impero Celeste scatenò gli interessi della Russia e del Giappone, oltre che delle più importanti potenze coloniali, compresi Stati Uniti, Germania ed Italia. Tra il 1894 ed il 95 si svolse la guerra tra la Cina ed il Giappone. La sconfitta della prima segnò inizio dell’espansionismo nipponico che, dalla Corea, si estese fino all’entroterra, nella medesima area dove la Russia stava completando le proprie conquiste. Ultimo tassello del quadro generale della Prima Guerra Mondiale è dato dalgi Stati Uniti d'AMerica, che adottata la politica isolazionista definita, nel 1823, come “Dottrina Monroe”, mantenne un formale disinteresse nei confronti delle varie vicende europee. La Triplice Intesa fu un sistema di alleanze politico-militare firmata tra l'Inghilterra, la Francia e l'Impero russo. Nel 1894, Francia e Russia, da poco uscita dal sistema bismarckiano, stipularono un accordo di ordine militare ed economico. Nel 1904, dopo aver risolto i contrasti coloniali in Africa e superata la crisi del cosiddetto incidente di Fashoda, nel 1898 le due democrazie occidentali decisero di allinearsi sulle stesse direzioni, attraverso un patto chiamato "Entente Cordiale". Nel 1907, anche la Russia e l'Inghilterra riuscirono a risolvere i propri contrasti coloniali in Asia. Fu così che questo nuovo sistema di alleanze, la Triplice Intesa, si contrappose alla precedente Triplice Alleanza, che comprendeva l'Italia, l'Impero Germanico e l'Impero Austriaco. Nel 1914, allo scoppio ufficiale della Grande Guerra, l'Italia decise di non rispettare quanto stabilito dall'alleanza con l'Austria e la Germania, mantenendosi neutrale. Entrò in guerra solo un anno dopo, il 24 maggio del 1915, schierandosi con i Paesi della Triplice Intesa attraverso il Patto di Londra. La Triplice alleanza, durata dal 1882 fino al 1915, è un patto militare che l’Austria-Ungheria, la Germania e l’Italia firmarono il 20 maggio del 1882, a Vienna. Di carattere puramente difensivo, tale accordo prevedeva il reciproco aiuto in caso di invasione esterna, con particolare riferimento alla Francia, di uno qualsiasi dei tre firmatari. Per la Germania di Bismarck, l’alleanza rappresentò il completamento del sistema di alleanze antifrancese, dopo la lega dei tre imperatori, stipulata il 1873. L’Italia, invece, colse l’occasione di uscire dal proprio isolamento internazionale, ulteriormente aggravato dal congresso di Berlino del 1878, e dal protettorato francese sulla Tunisia del 1881. L’alleanza, seppure rinnovata più volte, fu minata alle basi specialmente dai frequenti contrasti tra l’Austria e l’Italia, legati a Trentino ed alla Venezia Giulia (le cosiddette terre irredente) ed, inoltre, all’espansionismo asburgico nei Balcani. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, l’Italia rivendicò il carattere difensivo dell’alleanza e decise quindi di non intervenire per poi, avvicinatasi all’Intesa con il Patto di Londra, denunciò ufficialmente la Triplice Alleanza il 3 maggio del 1915. Il 1882, lo stesso anno della firma, fu un anno ricco di eventi basilari per la politica italiana. Pochi mesi dopo la firma della Triplice Alleanza, durante il mese di ottobre, la nuova riforma elettorale elevò la percentuale degli italiani aventi diritto di voto dal 2,2% al 6,9%. Allo stesso tempo, le riforme volute da Agostino Depretis, che dal 1876 era diventato Primo Ministro, procedevano rapidamente, consentendo che il potere giungesse nelle mani della cosiddetta Sinistra Storica, cosa che la Destra non colse certo di buon grado. Con il Trasformismo, inoltre, gran parte dei vecchi deputati si trasferì nello schieramento avversario. Coppino, nel 1877, introdusse nelle scuole una serie di novità, mirate a fronteggiare la piaga dell’analfabetismo, fenomeno che coinvolgeva quasi il 70% dell’intera della popolazione. Nel 1879 venne abolita la famosa tassa sul macinato. Nello stesso anno della riforma elettorale, fu inaugurata una nuova politica estera, le cui premesse potevano essere rintracciate nell’alleanza con la Prussia del 1866. A complicare le relazioni con la Francia, sopraggiunse anche la questione della Tunisia, che da alcuni anni assorbiva il flusso di gran parte degli emigranti italiani, e verso cui il governo italiano aveva indirizzato le proprie ambizioni coloniali. Mentre Roma diventava la capitale del nuovo regno, le simpatie diplomatiche si indirizzavano verso l’antico nemico germanico. La firma del trattato della Triplice Alleanza, che avvenne dopo alcuni mesi di intense trattative condotte dal ministro degli esteri Pasquale Stanislao Mancini, dal segretario generale agli esteri Blanc e dall’ambasciatore a Vienna conte di Robilant, rappresentò una vera e propria svolta nella politica del regno. La linea principale era quella dettata da Emilio Visconti Venosta. Egli riteneva che l’Italia avesse bisogno soprattutto della “sicurezza della pace” e di “far parlare poco di sé”, a causa delle lunghe agitazioni subite ai fini della ricostituzione delle sue forze economiche, sociali e politiche. In seguito alla caduta del secondo impero francese, l’unica vincita che poteva dare sicurezza al governo era quella dell’avvicinamento agli imperi centrali. Dopo il 1870, l’avvento al potere della Sinistra all’inizio non modificò la linea cautelativa e di contenimento dei moderati in politica estera, da una parte perché il mantenimento delle prerogative regie in politica estera e la permanenza dello stesso personale diplomatico favorirono tale continuità, dall’altra perché Cairoli e Depretis erano convinti che una politica libera da impegni e da legami internazionali avrebbe agevolato l’attività riformista interna. Già a partire dall’inizio del suo governo, Depretis mostrò la volontà di attenersi alla precedente politica, basata soprattutto sulla prudenza e l’equilibrio. Ciononostante, la sua linea si scontrava con l’emergere dell’imperialismo e dei nazionalismi e, sul piano interno, anche con l’opposta tradizione di origine mazziniana, austrofobica ed irredentista. Nel 1875-76, lo scoppio della crisi balcanica ed il conseguente riconoscimento da parte della Russia della facoltà dell’Austria di occupare la Bosnia e l’Erzegovina l’anno successivo, riaccese le speranze italiane circa il Trentino. L’idea di questa politica basata sui compensi nei confronti dell’Austria era destinata ad essere per la linea maestra della politica estera italiana ma, tuttavia, era destinata al fallimento completo, a causa dell’assoluta intransigenza austriaca. La speranza di stringere con la Germania un’alleanza antiaustriaca fu subito esclusa da Bismarck. L’Italia uscì dal consesso internazionale estremamente delusa, mentre la politica del Ministro degli Esteri Cairoli venne sarcasticamente definita delle “mani nette”. L’incapacità dimostrata nel difendere i propri interessi suscitò all’interno del Paese un gran disordine. Il periodo che precedette il primo conflitto mondiale fu caratterizzato da unperiodo relativamente stabile e pacifico, che degenerò a partire dal 1914: il mondo intero fu letteralmente sconvolto in proporzioni fino allora ancora sconosciute. Sono molte le ragioni per cui la Prima Guerra Mondiale, conosciuta anche con il nome di “Grande Guerra” si differenziò nettamente da tutte quelle che la precedettero. Per la prima volta furono coinvolte in un conflitto nato nel cuore dell'Europa anche le potenze extra-europee, come Giappone e Stati Uniti. Inoltre la 1 Guerra Mondiale fu caratterizzata dall'utilizzo da parte di tutte le nazioni coinvolte di uno spiegamento di forze senza precedenti e dall’utilizzo di nuove armi: gli aerei, inventati pochi decenni prima, i carri armati e sottomarini. Fu introdotto anche l’utilizzo delle più devastanti armi chimiche. Ma il motivo principale che differenzio la Prima Guerra Mondiale da tutti gli altri conflitti antecedenti furono gli effetti: si trattò proprio di una guerra “totale”, che coinvolse tutta la compagine degli Stati belligeranti: non solo a livello bellico, ma anche economico, amministrativo e politico. Notevole, inoltre, l’utilizzo di mirate campagne propagandistiche. Le cause del conflitto sono da ricercarsi, da una parte, nella crisi dei rapporti internazionali europei, dall’altra, nella rapida e significativa ascesa della Germania a potenza navale, con conseguenti ripercussioni sul mondo coloniale. Inoltre, nei movimenti nazionalisti e irredentisti, specie nelle seguenti zone strategiche dell’Europa: Balcani, Alsazia, Lorena, Trentino e Trieste. Il pretesto fu dato dall’attentato a Sarajevo, ai danni dell’erede al trono austriaco Francesco Ferdinando, da parte di un indipendentista slavo. L’Austria mandò immediatamente un ultimatum alla Serbia, la quale, rifiutandosi di scendere a patti, emise la dichiarazione di guerra il 28 luglio del 1914. Il sistema delle alleanze fu presto stabilito. Da una parte si schierarono l’Austria e la Germania, dall’altra l’Inghilterra, la Francia e la Russia, mobilitate in difesa della Serbia. La Germania invase quindi la Francia, passando attraverso il Belgio e violandone così la neutralità, cosa che suscitò molto scalpore soprattutto in Inghilterra, che per questo motivo scese in campo al fianco delle truppe francesi. L’intenzione tedesca era di portare avanti una “guerra di movimento”, rapida e veloce, ma il tentativo fallì: il conflitto si rivelò lungo ed estenuante, in quel che fu definita una “Guerra di Trincea”. Dopo l’avanzata tedesca in Francia ed il blocco continentale operato dalla flotta inglese, nel 1915 anche l’Italia entra in guerra. In quel periodo l’opinione pubblica era divisa i due fazioni, da una parte c’erano i “neutralisti”, dall’altra gli “interventisti”. Il 26 aprile del 1915, il governo italiano si alleò segretamente con la Triplice Intesa (Inghilterra, Francia, Russia), stipulando il Patto di Londra. Attraverso tale accordo, l’Italia si impegnava nella guerra contro l’Austria ed, in caso di vittoria, avrebbe dovuto ottenere le terre irredente di Trentino, l’Alto Adige, Trieste, Istria e della la città di Valona, in Albania. Il 23 maggio le truppe italiane entrarono in guerra. Sul fronte italo-austriaco, il conflitto si presentò subito estremamente lento, combattuto nelle trincee scavate nelle montagne del Friuli da soldati reclutati tra le fasce più povere della popolazione. Nel 1917, si ribaltò la situazione, con l’ingresso nel conflitto degli Stati Uniti a fianco della Triplice Intesa ed il ritiro della Russia, impegnata entro i propri confini con la Rivoluzione. L’offensiva austriaca divenne sempre più pressante, finché l’esercito italiano subì la famosa sconfitta di Caporetto, il 24 ottobre del 1917, con gravi ripercussioni anche sulla vita economica e sociale del Paese. Ebbero infatti inizio una serie di scioperi e di manifestazioni, tali da costringere il governo a fare grandi promesse ai soldati, al fine di risollevarne il morale, evitando defezioni ed ammutinamenti. Il 1918 fu l’anno decisivo del conflitto, che ne segnò anche la conclusione della Prima Guerra Mondiale con la vittoria della Francia. Sul fronte italo-austriaco, l’esercito italiano, guidato dal un nuovo generale Armando Diaz, riuscì a conquistare Trento e Trieste, stipulando un armistizio con l’Austria e giungendo finalmente alla pace. La Conferenza di Pace di Parigi penalizzò duramente i paesi perdenti, in particolar modo la Germania, facendo prevalere gli interessi delle due potenze europee: Francia ed Inghilterra. All’Italia furono concessi i territori di Trentino, Alto Adige, Trieste ed Istria. Dallo smembramento dell’impero austro-ungarico nacquero quindi nuove realtà territoriali e politiche: l’Ungheria, la Cecoslovacchia e la Jugoslavia. Rimase però sospesa la questione della città di Fiume, poiché non ne venne prevista l’annessione all’Italia. Fu così che, nel settembre del 1919, un gruppo di volontari guidato dal poeta Gabriele D’Annunzio, prese possesso della città, instaurandovi un governo definito “Reggenza del Carnaro”. In seguito, la città di Fiume venne liberata con il trattato di Rapallo, stipulato tra Italia e Jugoslavia. A livello internazionale, ad ogni modo, le soluzioni dei diversi trattati di pace si dimostrarono poco rispettose nei confronti delle varie identità nazionali, alimentando le cause che spinsero le potenze mondiali a scontrarsi in un novo e devastante conflitto mondiale. La prima guerra mondiale rappresentò una svolta nella tradizionale idea di guerra che vedeva gli eserciti affrontarsi al di fuori delle città e nelle tecniche di combattimento utilizzate in tutte le precedenti guerre. L'utilizzo di tecniche e armi innovative caratterizzarono il primo conflitto dell'era contemporanea. La principale innovazione nel campo della guerra fu introdotta però dall'esercito inglese: il 15 settembre 1916 gli inglesi durante la battaglia di Somme attaccarono le linee tedesche accompagnati da carri armati i Mark. L'utilizzo dei mezzi corazzati scateno panico nelle truppe del kaiser nonostante fossero ancora mezzi lenti e impacciati negli spostamenti. Il loro utilizzo non fu quello di aprire varchi nelle difese avversarie a cui far seguire le forze di terra, come avvenne nella seconda guerra mondiale, ma furono impiegati come supporto alla fanteria.


Fino al 20 settembre del 1870, infatti, la politica estera della Destra Storica coinciddeva con il raggiungimento dell’unità nazionale ma, in seguito alla presa di Roma, la politica estera italiana era stata condotta all’insegna della prudenza, secondo un’ impostazione finalizzata a tutelare l’indipendenza nazionale.

Comparvero per la prima volta tute mimetiche ed elmetti di acciaio, necessari per proteggersi dal fuoco nemico che sostituirono le divise e i pittoreschi cappelli ottocenteschi. Nel 1916 l'esercito tedesco dovette abbandonare il mitico pickelhaube, elmo con il chiodo di stampo prussiano per utilizzare elmi più efficienti che proteggessero la testa nei combattimenti al fronte. Per la prima volta si utilizzarono nuove e terribili armi da fuoco come le mitragliatrici, cannoni a lungo calibro e furono impiegati carri armati ed aerei da combattimento. Durante i combattimenti si impiegarono per la prima colta gas asfissianti e lanciafiamme.
Il 22 aprile 1915, i tedeschi utilizzarono per la prima volte gas chimici. A Ypres utilizzando gas asfissianti al cloro provocarono il terrore tra le truppe nemiche. Inizialmente a questi attacchi si cercò di resistere con fazzoletti fazzoletti bagnati con acqua e urina e solo successivamente si sperimentarono le prime maschere anti-gas. Negli anni seguenti i gas al cloro furono sostituiti da un gas più sofisticato, l'iprite (nome scelto per ricordare il primi attacco di Ypres. Questo gas veniva sparato da proiettili.
La grande guerra, iniziata con l'idea che fosse un conflitto breve e di facile soluzione, si tramutò in una lunga mattanza che lasciò 10 milioni di morti dopo 4 anni di violenza e morte. L'Europa uscì dal primo conflitto mondiale solo nel 1918 dopo che l'uso di armi nuove e tecnologicamente più evolute avevano portato gli eserciti a combattere in condizioni indescrivibili nelle trincee che vedevano opposti gli eserciti.
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